Il fatto del giorno
Il fatto del giorno
di p. Antonio Rungi
Seguire Cristo
La tredicesima domenica del tempo ordinario ci parla nel Vangelo di oggi della radicalità della sequela di Cristo. Una sequela che passa attraverso il distacco, la purificazione, il perdono, la misericordia, che non ammette compromessi e che è capaci di distanziarsi da ogni progetto umano, di reinventare un cammino un percorso di fronte alla resistenza ed al rifiuto. Dio prima di ogni altra cosa ci ripete la parola di Dio oggi. Chi è capace di fare questa scelta prioritaria è sulla strada di Cristo. Chi invece relega Dio agli ultimi posti della sua vita, ha bisogno di conversione e di ritorno al vero itinerario della santità. Il Vangelo di Luca, infatti, ci ricorda gli ultimi giorni della vita di Cristo e cita Gerusalemme come la città ove Cristo si immolerà per la salvezza del genere umano. La sua decisione di andare verso il suo ultimo destino gli permette di passare per altri villaggi della Palestina, nella speranza che venga accolto, quasi a chiedere l’accettazione della sua persona e missione a chi non si identifica con la fede ebraica. Questo tentativo di essere accettato dai samaritani fallisce, tanto che gli apostoli di fronte al loro rifiuto chiedono al Signore che vengano maledetti e distrutti. La fede non può essere imposta, né chi non ha fede debba essere condannato a morte e alla distruzione. Cristo propone ad ogni persona di essere accolto qual è figlio di Dio. Questa proposta richiede scelte impegnative, in quanto il modello di questo itinerario di perfezione nell’amore è Cristo stesso, povero, obbediente e casto. La fedeltà di questa sequela è richiesta come fondante di ogni cammino del genere. Dio non lo si può abbandonare una volta scelto, non può entrare tra le cose che fanno parte di quella mentalità di sempre basata sull’uso e getta. Dio deve essere sempre al centro della nostra vita e delle nostre attese ed aspirazioni. Il mettere al mano all’aratro e non voltarsi indietro ci dice esattamente questo. Il cristiano non è l’uomo dell’eterna indecisione, ma della decisione forte ed irreversibile di andare avanti, comunque e sempre, anche se all’orizzonte appare il monte calvario e la Gerusalemme della sofferenza. Leggiamo il testo del vangelo di oggi: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». La sequela Cristo è mettersi al servizio della parola di Dio, della Chiesa, dei valori fondamentali della religione cristiana. Ce lo ricorda la prima lettura di oggi che parla della scelta da parte di Elia del suo successore nella missione profetica. Eliseo viene consacrato profeta e questi abbandona ogni altra attività per mettersi al servizio di Dio con generosità. Questa è l’alta parola della liturgia di oggi. La generosità dopo la fedeltà. Chi è generoso se non chi è fedele. Quanto più l’amore di Dio ci attrae verso di Lui e quanto più il Signore è il vero nostro bene, più siamo fedeli e generosi nell’accoglie la sua parola, nel metterla in pratica e nel diffonderla tra coloro che tale parola non la sentono come essenziale ed importante nella vita. La profezia che ci impegna in quanto battezzati ad annunciare Cristo ci obbliga moralmente a rendere visibile con la parola e l’esempio Cristo che è in noi. Non possiamo nascondere questo bene prezioso quasi a vivere un chiuso ed esclusivo rapporto con Cristo. Al contrario nello sperimentare costantemente questo incontro nella preghiera, nella frequenza ai sacramenti, nella prova e dolore, ma anche nella felicità dobbiamo essere grati al Signore di tutto quello che ci dona, come ci ricorda il primo libro dei Re “In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto». Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio. Da parte sua il bellissimo e denso brano della lettera ai Galati che leggiamo oggi quale seconda lettura della parola di Dio, ci ricorda che in Cristo siamo davvero persone libere e come tali dobbiamo agire, senza lasciarci affascinare dal peccato e dalla perversione del cuore e della mente. Il Cristo, modello di vita per ognuno di noi, ci invita al innalzarci a condizioni di vita più elevate e rispondenti allla nostra dignità di uomini e figli di Dio. Nessun compromesso con il male, espresso qui con il termine “carne”, né abbassamento del tono della nostra moralità. Quindi nessuna cattiveria, invidia, gelosia, guerra, divisione, litigio, contrapposizione, lotta fratricida, ma solo amore e benevolenza, solo spirito di collaborazione e di sincero e vicendevole amore. “Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge”. La vita secondo lo spirito deve certamente prevale su quella della carne e delle passioni terrene. E’ quanto chiediamo di realizzare personalmente e com’unitariamente in questo nostro tempo, in cui troppo spesso il carnale, il terreno, la passione e la depravazione prevale sui valori spirituali e interiori. In un mondo che ha smarrito il senso di Dio ha smarrito il senso della spiritualità e della verità. Il peccato e la malizia sono osannati, la grazia e la purezza sono bistrattate. Siano alla lotta tra il male e il bene e c’è il rischio che il male possa prevalere sul bene, in quanto molti si lasciano affascinare dal male pensandolo ed interpretandolo come bene per se stessi, una concezione della vita nella quale conta il piacere ora e qui. Chiediamo al Signore di essere fedeli alla nostra vocazione battesimale, che è chiamata alla luce e alla verità: “O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Amen.
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